Nel cuore di Osaka, dove le luci al neon e gli schermi LED hanno preso il posto delle luci tremolanti di una volta, Akimura Taiheidō, fondata nel 1921, continua a creare senza sosta le chōchin, le tradizionali lanterne giapponesi. Alla guida dell'azienda, Keizo Akimura, quarta generazione, difende un mestiere a rischio ma fondamentale, unendo il sapere ancestrale al rigore contemporaneo.

Da ex grossista a laboratorio integrato, Akimura Taiheidō permette a Keizo Akimura di gestire ogni fase della produzione, dall'assemblaggio dello stampo in legno rimovibile all'avvolgimento delle cornici, dall'applicazione della carta washi alla decorazione con calligrafia e motivi tradizionali. Sempre in contatto con i ricercatori, l'artigiano esplora queste tecniche con un approccio scientifico e analitico, garantendo solidità, diffusione ottimale della luce e fedeltà estetica.

Visto che c'era sempre meno gente che faceva questo lavoro, Keizo Akimura ha cambiato il modo di lavorare dell'azienda, portando la produzione in casa per mantenere viva la tradizione. Ogni lanterna è fatta su misura per quello che vogliono i clienti, i templi, i negozi o i ristoranti, con loghi, disegni e atmosfere messi insieme con cura.

Tra i suoi successi più importanti c'è una lanterna enorme di 2,70 metri per il tempio Kinpusenji, patrimonio mondiale dell'UNESCO, cinquant'anni dopo la sua prima consegna. Più di recente, una collaborazione con Beams Japan ha mostrato come il laboratorio sia in grado di interagire con il mondo della moda, dando alla tradizione una visibilità contemporanea.

Il progetto più grande di Keizo Akimura è Akimura Village, un ecosistema che si fa da solo e che è tutto incentrato sulle lanterne: coltivazione del bambù, produzione di carta washi, laboratori e trasmissione di competenze. Il progetto, che dovrebbe finire nel 2028, vuole garantire che questo patrimonio vivente continui a esistere.
Per Keizo Akimura, che da un secolo si prende cura della luce, la lanterna non è più solo una fonte di luce: è un pezzo di memoria, un segnale, un'identità. E forse, presto, il cuore pulsante di un villaggio tutto dedicato alla luce.

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