Dopo aver studiato arti e mestieri e aver conseguito lauree in design ceramico e scultura in metallo, Elie Hirsch si è specializzato nella realizzazione di opere di grandi dimensioni sotto la guida del fabbro Hervé Wahlen, nel cui studio ha lavorato per due anni. Questa esperienza formativa è alla base di un approccio artistico in cui il metallo viene trattato come un materiale malleabile, quasi organico.
Il suo lavoro esplora le forme in movimento: spirali, nastri attorcigliati, linee continue che sembrano dispiegarsi all’infinito. Realizzate con un unico tratto, le sue sculture evocano sia il movimento del corpo che la fluidità del tessuto. Che siano appoggiate su una superficie o sospese, mantengono una leggera oscillazione, come se il materiale non avesse ancora completamente fermato il suo slancio. La martellatura rivela una superficie sensibile e consumata, che porta le tracce del tocco dell'artigiano.
Oltre al suo lavoro scultoreo, Elie Hirsch ha sviluppato una pratica nel campo della gioielleria che influenza la sua ricerca visiva. Questo gioco tra dimensioni intime e formati monumentali caratterizza il suo intero approccio artistico, creando una continuità senza soluzione di continuità tra ornamento, volume e movimento. Il suo linguaggio formale si estende anche alla moda. Collabora con case di moda come Balmain, per cui crea pezzi indossati in particolare da Beyoncé, e con Schiaparelli, partecipando a progetti in cui il metallo viene trattato come un tessuto scolpito. Questo approccio amplia l’esplorazione della porosità tra abbigliamento e scultura.
Vincitore del concorso per giovani stilisti degli Ateliers d’Art de France nel 2007, oggi espone in tutto il mondo, da Parigi a New York, da Londra a Seul e a Firenze. Una collaborazione di rilievo con Loewe ha recentemente rafforzato questa dimensione ibrida: alla Settimana della Moda di Parigi sono stati presentati capi realizzati in rame martellato e peltro, concepiti come indumenti. Progettati utilizzando motivi tessili e poi interamente realizzati a mano, incarnano un’ambizione comune: trasformare la rigidità del metallo in movimento, fluidità, quasi come un respiro.