Da 40 anni, l’opera di Martine Rey, in continuo movimento, esplora lo spazio-tempo attraverso la lacca urushi e la malinconia degli oggetti, così cara alla cultura giapponese: il “mono no aware”.
L'artista si confronta così con un materiale la cui tecnica di applicazione si ricollega al suo percorso personale e artistico, fatto di pazienza e delicatezza.
« Creo oggetti che permettono di instaurare un legame affettivo, se non addirittura intimo, tra te e l’oggetto, alla ricerca incessante dell’oggetto perduto e/o di quello che manca, da sempre. »
Martine Rey, artista specializzata nella lacca vegetale urushi, ha scoperto questa tecnica ancestrale 40 anni fa durante i suoi studi all’Università delle Belle Arti di Kyoto, in Giappone, dove è stata formata dal maestro Shinkai. Questo viaggio di formazione ha influenzato profondamente il suo percorso artistico, rivelandole un legame intimo con la cultura giapponese. Da allora, non ha mai smesso di reinventare questo materiale vivo nelle sue opere.
Dopo aver studiato "laccatura europea" alla Scuola Superiore di Arti Applicate di Parigi, si è trasferita a Voiron, dove vive e lavora ancora oggi. Nel 1980 ha fondato l’associazione LAC (Laqueurs Associés pour la Création) e, tra il 2002 e il 2009, ha insegnato la tecnica della lacca vegetale all’École Nationale Supérieure des Arts Appliqués et Métiers d’Art di Parigi. Le sue opere sono esposte in Francia e all’estero, ed è stata selezionata più volte per la Triennale di Ishikawa. È stata inoltre invitata al Simposio del World Urushi Culture Council a Tokyo e alla Fiera Internazionale della Laccatura e del Design Pittorico a Ishikawa.
Lungi dal limitarsi alla decorazione degli oggetti, Martine Rey usa l’urushi per trasformare oggetti comuni in reliquie o talismani, rivelandone la storia e l’essenza nascosta. Il suo approccio è caratterizzato da un legame intimo con il Giappone e la sua estetica, in particolare la «malinconia struggente delle cose» (Mono no aware). La sua creazione affonda le radici in una ricerca della bellezza silenziosa, dove la lentezza e la meticolosità della tecnica della lacca segnano lo scorrere del tempo, rendendo ogni gesto portatore di memoria e sensibilità. Da 40 anni esplora questo spazio-tempo, conferendo alla lacca urushi tutta la sua profondità e preziosità.
Martine Rey crea così uno spazio condiviso di scoperte e intimità, un luogo dove si intrecciano ricordi e gesti. Questo spazio si dispiega attraverso i molteplici strati di lacca, simili a palinsesti (manoscritti realizzati su pergamene riutilizzate dopo la cancellazione di scritti precedenti), profondamente sepolti. La lacca funge qui da testimone del tempo che scorre, collegando il presente alla memoria.
Martine Rey è rappresentata dalla Galleria Sinople. Ex residente della Villa Kujoyama, ci tiene particolarmente a tramandare la sua arte. Ha una vera passione per la lacca Urushi.
Insegna il kintsugi, l’arte di riparare le ferite, sia in senso letterale che figurato, usando tecniche secolari.