Martine Rey, artista specializzata nella lacca urushi, insegna il kintsugi, quell’arte di riparare le ferite sia fisiche che simboliche, attingendo a tecniche ancestrali. In Giappone, la lacca è considerata un’arte prestigiosa, un’arte decorativa che, tradizionalmente, valorizza la finitura degli oggetti con la raffinatezza di un orafo.
In quanto creatrice contemporanea, Martine Rey ha rapidamente rivisitato questo approccio. Piuttosto che creare oggetti in cui la lacca sarebbe solo un’aggiunta ridondante o superflua, sceglie oggetti che hanno una storia e cerca di trasformare il nostro modo di guardarli applicandovi la lacca. Il suo obiettivo è dare alla lacca tutto il suo valore come materiale prezioso. Non la vede come un semplice mezzo di protezione o decorazione, ma come una sostanza che conferisce a oggetti ordinari, anonimi, abbandonati e trascurati lo status di reliquie, di talismani. Sotto lo strato di lacca, questi oggetti si rivelano e svelano profondità insospettabili.
Per cinque giorni, ti introdurrà a questa arte e a questa lacca naturale dalle proprietà incredibili.
Al termine del corso, sarai in grado di:
Il kintsugi, un’arte che simboleggia la resilienza e la bellezza delle cicatrici della vita, trasforma le linee di frattura in linee di forza. Letteralmente “giuntura d’oro” in giapponese, il kintsugi consiste nel restaurare oggetti rotti o danneggiati non nascondendone le crepe, ma esaltandole con l’oro. Questa arte celebra l’imperfezione e la fragilità, rivelando il valore unico di ogni segno di frattura.
Attraverso la tecnica della lacca, con il suo lavoro meticoloso, la sua lentezza e la sua preziosità, Martine Rey evoca i ricordi dei momenti trascorsi a osservare sua madre mentre rammendava con tenerezza i vestiti dei bambini. Ricorda il vento che spinge le nuvole, i momenti passati a raccogliere sassolini che le deformavano le tasche.
Pomeriggio
Mattina e pomeriggio
Mattina e pomeriggio
*la lacca vegetale può causare una dermatite da contatto allergica (ecco perché bisogna indossare i guanti !), per ridurre eventuali effetti indesiderati puoi prendere un rimedio omeopatico una settimana prima (e poi una settimana dopo)
Da 40 anni, l’opera di Martine Rey, in continuo movimento, esplora lo spazio-tempo attraverso la lacca urushi e la malinconia degli oggetti, così cara alla cultura giapponese: il “mono no aware”.
L’artista si confronta così con un materiale la cui tecnica di applicazione si sposa perfettamente con il suo percorso personale e artistico, all’insegna della pazienza e della delicatezza.
« Creo oggetti che permettono un legame affettivo, se non addirittura intimo, tra te e l’oggetto, una ricerca incessante dell’oggetto perduto e/o di quello che manca, da sempre. »
Martine Rey, artista specializzata nella lacca vegetale urushi, ha scoperto questa tecnica ancestrale 40 anni fa durante i suoi studi all’Università delle Belle Arti di Kyoto, in Giappone, dove è stata formata dal maestro Shinkai. Questo viaggio iniziatico ha influenzato profondamente il suo percorso artistico, rivelandole un legame intimo con la cultura giapponese. Da allora, non ha mai smesso di reinventare questo materiale vivo nelle sue opere.
Dopo una formazione in “lacca europea” presso la Scuola Superiore di Arti Applicate di Parigi, si è trasferita a Voiron, dove vive e lavora ancora oggi. Nel 1980 ha fondato l’associazione LAC (Laqueurs Associés pour la Création) e, tra il 2002 e il 2009, ha insegnato la lacca vegetale all’École Nationale Supérieure des Arts Appliqués et Métiers d’Art di Parigi. Le sue opere sono esposte in Francia e all’estero, ed è stata selezionata più volte per la Triennale di Ishikawa. È stata inoltre invitata al Simposio del World Urushi Culture Council a Tokyo e all’International Fair of Lacquer and Painting Design a Ishikawa.
Lungi dal limitarsi alla decorazione degli oggetti, Martine Rey usa l’urushi per trasformare oggetti comuni in reliquie o talismani, rivelandone la storia e l’essenza nascosta. Il suo approccio è caratterizzato da un legame intimo con il Giappone e la sua estetica, in particolare la «malinconia struggente delle cose» (Mono no aware). La sua creazione affonda le radici in una ricerca della bellezza silenziosa, dove la lentezza e la meticolosità della tecnica della lacca segnano lo scorrere del tempo, rendendo ogni gesto portatore di memoria e sensibilità. Da 40 anni esplora questo spazio-tempo, conferendo alla lacca urushi tutta la sua profondità e preziosità.
Martine Rey crea così uno spazio condiviso di scoperte e intimità, un luogo in cui si intrecciano ricordi e gesti. Questo spazio si dispiega attraverso i molteplici strati di lacca, simili a palinsesti (manoscritti realizzati su pergamene riutilizzate dopo la cancellazione di scritti precedenti), profondamente sepolti. La lacca funge da testimone del tempo che scorre, collegando il presente alla memoria.
Martine Rey è rappresentata dalla Galleria Sinople. Ex residente della Villa Kujoyama, è particolarmente sensibile alla trasmissione del suo mestiere d’arte. Ha una vera passione per la lacca Urushi.
Insegna il kintsugi, l’arte di riparare le ferite in senso letterale e figurato, usando tecniche secolari.
Training 100% financeable by AFDAS, or partially covered by AGEFICE.
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This program is for affiliated or registered artists and authors, as well as performing arts professionals working on a freelance basis.
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