Un'artista tra materia, memoria e movimento.
Nata a Mosca, Katia Terpigoreva ha iniziato la sua carriera nel giornalismo, muovendosi per quasi vent’anni nel mondo del design, dell’architettura e dell’arte contemporanea. Ma a 35 anni ha scelto una strada completamente diversa: quella della creazione plastica. Dopo un periodo in Italia, si trasferisce nell’Aveyron, dove vive e lavora dal 2010.
Artista autodidatta, Katia sviluppa una pratica libera e organica, che sfugge ai canoni accademici. Il suo approccio si inserisce in un’esplorazione sensoriale dei materiali – porcellana, gres, lana, tessuto, cemento o anche legno bruciato – che lei assembla, trasforma e reinterpreta. Predilige gesti lenti, ripetitivi, vicini all’artigianato, e lascia che i processi naturali (essiccazione, cottura, tensione delle fibre…) contribuiscano alla forma finale dell’opera.
Le sue creazioni evocano tanto il vegetale quanto il minerale, a metà strada tra reperti archeologici immaginari e oggetti rituali. Richiamano un’estetica al tempo stesso primitiva e contemporanea, influenzata dal minimalismo, dall’anti-design italiano, dall’architettura brutalista, ma anche dalle forme silenziose della natura. Nel suo lavoro si ritrova una tensione costante tra fragilità e resistenza, tra il vuoto e la materia.
Parallelamente alla sua pratica artistica, Katia Terpigoreva collabora con l’Atelier Blanc (Villefranche-de-Rouergue), dove ha presentato diverse installazioni, tra cui la straordinaria Sans souci, composta da centinaia di fiori in porcellana sospesi nei giardini del centro d’arte.
« «Sono una ragazza senza radici», confida. Cosmopolita, libera, costruisce un’opera poetica e impegnata, guidata da un desiderio semplice ma essenziale: rendere il mondo più bello.