L'architetto degli spazi dove si respira il mondo 

 
Nato a Osaka nel 1976 e oggi residente a Kyoto, Masayuki Inaida non era destinato a diventare uno degli artigiani più singolari dell’architettura sukiya. Laureato all’Università Doshisha, ha iniziato a lavorare nel settore delle macchine di precisione, un mondo in cui tutto è regolato al millimetro. Ma ben presto, il richiamo del legno, dei gesti ancestrali e di un’estetica in armonia con la natura si è fatto troppo forte. Lascia l’ingegneria per varcare la soglia di un mondo più silenzioso: quello dell’edilizia tradizionale giapponese.
Nel 2005 entra a far parte della Yamanaka Komuten, l’azienda responsabile degli edifici del Daitoku-ji, l’emblematico tempio zen di Kyoto. Lì, tra pilastri centenari e padiglioni da tè, plasma la sua comprensione del wabi-sabi, del vuoto, della bellezza dell’incompiuto. Casa dopo casa, sia in Giappone che all’estero, scopre che costruire non significa solo erigere una struttura, ma plasmare uno stato d’animo: quello di una presenza attenta al mondo. 

Dieci anni dopo, spinto dal desiderio di trasmettere liberamente l’essenza della sala da tè, ha ideato Kian, una struttura in bambù che funge da sala da tè, trasportabile e montabile in autonomia da una sola persona. Una mossa audace: trasformare l’intera natura in un padiglione da tè. Foreste, fiumi, coste e persino le città diventano così il suo terreno di gioco. Kian viaggia, dalla Francia al Regno Unito, dagli Stati Uniti alle montagne giapponesi, creando momenti sospesi in cui il tè diventa un linguaggio universale. 

Negli ultimi anni, Masayuki Inaida ha portato ancora più in là questa fusione tra rituale e paesaggio organizzando una cerimonia del tè sulla vetta del Monte Fuji, un’esperienza simbolica del legame intimo che vuole ravvivare tra l’uomo e la natura. 
Nel 2022, nel bel mezzo di una pandemia mondiale, ha aperto Rokkaku-an, una casa da tè nel 1° arrondissement di Parigi. Questo spazio diventa un rifugio, un luogo di connessione emotiva in un’epoca segnata dalla distanza. 

Tre anni dopo, si è occupato della ristrutturazione di un ristorante di sushi a Montmartre, dove ha installato un bancone in legno di hinoki di Yoshino vecchio di 350 anni. Progettato, esportato e montato sotto la sua guida, questo legno secolare racchiude in sé la storia di un artigianato giapponese che lui vuole far conoscere al mondo. Il
suo lavoro è ampiamente riportato dalla stampa giapponese e internazionale. 
Oggi, Masayuki Inaida continua a fare la spola tra il Giappone e l’Europa, portando con sé una visione: creare spazi ed esperienze che permettano a ciascuno di ritrovare un gesto essenziale, quello di essere presente, a se stessi, agli altri, alla natura. 

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