Per Michèle Forest, il filo non è mai un semplice materiale. Diventa struttura, linguaggio, legame. A metà strada tra il costruttivismo e le tecniche tessili tradizionali, il suo lavoro sviluppa un vocabolario scultoreo in cui gesti pazienti e sperimentazioni contemporanee si incontrano.
In un rapporto profondamente tattile con la materia, l’artista compone utilizzando fibre naturali, fili, ma anche oggetti lavorati o raccolti in natura. Integrati nel cuore del tessuto, questi elementi danno vita a forme organiche, a metà strada tra evocazioni vegetali e presenze animali. L’uncinetto, l’annodatura e la tessitura diventano così strumenti di costruzione, capaci di generare volumi, tensioni e architetture.
Riproponendo una tecnica ancestrale, Michèle Forest ne ridefinisce gli usi e sfuma i confini tra arte e artigianato. Il suo lavoro si inserisce in una temporalità lenta, attenta ai materiali e alla loro provenienza, in contrasto con le logiche della produzione veloce e del consumo immediato.
Laureata all’École Supérieure des Arts Appliqués Duperré di Parigi e membro degli Ateliers d’Art de France, porta avanti parallelamente un’attività di divulgazione, condividendo le sue ricerche e i suoi metodi con un pubblico variegato.
Le sue opere sono state esposte sia in Francia che all’estero, in particolare in Corea del Sud e a Hong Kong, oltre che nell’ambito delle biennali “Révélations”, in Francia e in Cina.
Attraverso il filo, annodato, intrecciato o lavorato all’uncinetto, prende forma una riflessione più ampia sul vivente. Tra fragilità e resistenza, scomparsa e trasformazione, le sue opere mettono in discussione i rapporti di interdipendenza tra l’uomo, gli animali e l’ambiente. Una pratica al tempo stesso poetica e impegnata, che invita a riconsiderare il nostro modo di vivere nel mondo.