La cera come linguaggio sensoriale

Da oltre vent’anni, Mona Oren sviluppa un’opera scultorea unica, radicata nella materia, nel gesto e nel tempo. Anche se il suo lavoro attinge spesso al disegno, alla fotografia, al video o alle installazioni, è proprio la scultura – e più precisamente la scultura in cera – a costituirne il fulcro.

A differenza della tradizione, che considera la cera un mezzo transitorio, preparatorio alla fusione del bronzo, Mona Oren ne fa un materiale finale, un linguaggio artistico a sé stante, di estrema delicatezza. Sceglie questo materiale per la sua dimensione organica, sensuale, vulnerabile e per la sua capacità di incarnare l’impermanenza: la cera si scioglie, si trasforma, si patina col tempo, ma conserva sempre la traccia del gesto e dell’emozione.

Nata da una miscela delicata di cere animali, vegetali e minerali, lavorata secondo tecniche che ha perfezionato a lungo, la cera diventa tra le sue mani pelle, fiore, respiro, memoria. Ogni opera è realizzata con strati sottilissimi, partendo da stampi in silicone, gesso o resina, fino a raggiungere spessori infinitesimali, a volte di appena uno o due millimetri. Il risultato: forme essenziali, quasi traslucide, che catturano la luce e lo sguardo in un gioco costante tra forza e fragilità.

Vincitrice del Premio Liliane Bettencourt per l’intelligenza della mano® nel 2018, Mona Oren si afferma come un’artista contemporanea specializzata nella lavorazione della cera, a cavallo tra arte, artigianato e ricerca. Da diversi anni conduce un’approfondita ricerca sulla cera bianca, con un’esigenza di precisione e un’attenzione quasi alchemica alle reazioni della materia. Questo lavoro di approfondimento l’ha portata di recente in Giappone, durante le residenze alla Villa Kujoyama nel 2022 e poi nel 2025, dove ha scoperto la cera vegetale Hazé ricavata dagli alberi da sego. Affascinata dalla sua delicatezza e dalle affinità tra i gesti artigianali giapponesi e la sua pratica, oggi continua lì una nuova fase di ricerca, integrando anche altri materiali come la cera di riso, la carta Washi o l’inchiostro Sumi.

Nel corso degli anni, il suo lavoro si è evoluto da un’ispirazione inizialmente alimentata dalla natura e dal mondo vegetale verso un’espressione più astratta e introspettiva, in cui si intrecciano simbolismo, discrezione, sensualità e umorismo sottile. Ogni opera diventa un frammento di storia, una traccia sensibile dell’effimero, che l’artista inserisce in installazioni, fotografie o video, giocando con i cambiamenti di scala e di temporalità.

Il suo lavoro è stato esposto in numerose mostre, sia in Francia che all’estero. Collabora inoltre con case di lusso come Guerlain, Dior e Chaumet, e porta avanti un’attività di trasmissione del sapere, che per lei è fondamentale: forma apprendisti nel suo atelier, insegna agli Ateliers Terre & Feu a Parigi e tiene regolarmente workshop in scuole e istituzioni prestigiose.

Con un’opera al tempo stesso impegnativa e poetica, Mona Oren scolpisce la cera come si scrive una poesia: a strati sottili, tra silenzi e luci. Esplora la tensione tra ciò che svanisce e ciò che rimane, trasformando questa materia instabile in un vero e proprio mezzo espressivo della memoria, dei sensi e della vita.

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