Per Racso Jugarap, la creatività non è tanto una scelta di carriera quanto un impulso vitale. Da bambino, nelle Filippine, creava e assemblava cose in modo istintivo, senza mai pensare a se stesso come a un artista, una parola che era quasi tabù nel suo ambiente culturale. È stato solo dopo essersi trasferito a Bruxelles nel 2015 che la sua visione di sé è cambiata. Due anni dopo, nel 2017, ha deciso di dedicarsi completamente alla sua attività. 

Il filo metallico era una scelta ovvia per lui. Figlio di un designer di gioielli, è cresciuto nel laboratorio di suo padre, guardando l'oro e l'argento trasformarsi in oggetti preziosi. Troppo giovane per maneggiare i metalli preziosi, raccoglieva il filo metallico lasciato sul pavimento, usato per legare gli stampi. Questi frammenti sono diventati i suoi primi materiali. Il laboratorio è diventato un campo di prova e gli strumenti sono diventati i suoi giocattoli. 

Ma la sua strada lo ha portato altrove. In Europa, a fare lo chef, in diverse città. Finché un giorno, in un negozio di ferramenta, davanti a dei rotoli di filo metallico, un ricordo sensoriale è tornato a galla. Il gesto è tornato subito. Malleabile e flessibile, il filo è diventato il mezzo per esprimere un linguaggio personale.  

Artista autodidatta, Racso lavora senza schizzi. Le superfici piatte lo mettono a disagio; le sue idee devono nascere nello spazio. Il filo agisce come inchiostro tridimensionale, catturando l'intuizione e dando forma alle emozioni. Il processo è diretto, a volte febbrile: un'immagine emerge, nata da un ricordo o da una meditazione, e l'artista si isola nel suo studio fino all'alba. 

Niente è davvero pianificato in anticipo. Le dimensioni si vedono solo quando il lavoro è finito, anche se questo vuol dire improvvisare per farlo uscire dallo studio. Alcuni pezzi prendono forma in poche ore, altri ci mettono mesi, a seconda di quanto sei preso dal momento o di come si avvicina una mostra. 

I suoi lavori recenti parlano di un tema molto personale: l'infanzia. Sembrano fragili, ma in realtà sono robusti e proiettano ombre che si muovono nello spazio. 

A Bruxelles, dove apprezza l'energia cosmopolita e l'attenzione per l'arte e il design, trova un punto d'appoggio. Oltre alla bravura tecnica, il suo lavoro è incentrato sul recupero di qualcosa. Dopo aver lasciato casa a 18 anni e aver affrontato l'indipendenza in giovane età, dice di essersi lasciato alle spalle una parte della sua natura spensierata. Le sue sculture diventano quindi un modo per riscoprirla. 

Attraverso i suoi fili intrecciati, Racso Jugarap invita tutti a risvegliare il bambino che è in loro: a ridere liberamente, ballare sotto la pioggia, arrampicarsi sugli alberi e abbracciare lo squilibrio. Non per tornare indietro, ma per riscoprire la libertà. 

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